Nocciolino storto, piccolino e dal cervello fino

C’era una volta, tanto tempo fa, una palude puzzolente, casa di  serpenti cornuti, rospi velenosi e ramarri coi denti; in mezzo a quell’immondo  pantano, cresceva e prosperava un albero di ulivo miracoloso: ogni mille anni
fruttificava e il grembo di ogni oliva, al posto del nocciolo, conteneva un  bambino; dopo la maturazione una schiera di fischioni, codoni e pettirossi,  prendeva tutte le olive e le portava in terre lontane per far nascere i bambini in
posti più prosperi: ché quella era un’epoca di stenti, di malaria e tempi duri ed  era meglio emigrare e campare che restare ed affogare.
Una volta una gazza furba e scaltra rubò, zitta zitta, un’oliva, ma  non riuscendo a sorreggerla dovette abbandonarla e volarsene via dritta per la  sua strada; là rimase al sole e ai vermi finché non la raccolse una donna
insieme ai soffioni e alle cicorie credendola un melone fuori stagione o  un’oliva fuori dimensione; quando il marito la tagliò e fece per mangiarla, ne  uscì un bambino piccolo piccolo e deperito, gobbo e raggrinzito.
In un primo momento marito e moglie si spaventarono per la  stranezza che gli era accaduta, anche perché il bambino era proprio brutto  forte.

Pensa e ripensa, il marito voleva ucciderlo perché a venderlo nessuno lo  avrebbe comprato e in quei tempi di carestia chi lo avrebbe sostentato? Ma la  moglie non volle sentire ragioni e senza tante discussioni, disse: “Figli non ne
posso avere, il Signore mi ha donato questa creatura deformata: guai a chi lo  tocca che penserò io a come crescerlo.”
Nocciolino fu chiamato il piccolino, ma, anche se era basso e deboluccio, aveva il cervello fino e aiutò la madre e il padre: andò all’albero miracoloso e gira di qua e gira di là, sali e scendi, accendi e soffia, in una mezza giornata gli diede fuoco dalla testa ai piedi, tanto che non si salvò nemmeno un pezzettino di radice. Così facendo, morto l’albero rimase una voragine che lesta lesta si riempì fino all’orlo della palude puzzolente e, con rutto di quelli ben assestati, inghiottì tutta l’acqua, i serpenti e gli scorpioni.
Da allora, la madre e il padre poterono piantare ulivi per accendere il lume e per condire la frisella. Ma con questa nuova situazione arrivò gente cattiva e gente buona e con gli altri il padrone, che appena vide Nocciolino gobbo e con
la bava, storto e piccolino cercò di schiacciarlo con tutto il cavallo ed il traino, ma questa è un’altra storia e ve la racconterò un’altra volta.

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