Narcisi fitusi

Cici, Pippi, Toni e i narcisi fitusi.

Molto tempo prima che venissero inventati i pattini a rotelle, abitava nei Paduli Massaru Paulu, propretario di una grande masseria che dava lavoro a tanti abitanti dei paesi dei dintorni. Massaru Paulu era un uomo generoso e benvoluto da tutti ma aveva tre figli maschi di 8, 9 e 10 anni, Cici, Pippi e Toni, che facevano sempre a gara in monelleria, combinandone di tutti i colori e causando anche grossi guai ai quali il padre doveva puntualmente rimediare, rimettendoci un bel po’ del denaro guadagnato coll’attività della masseria, in particolare con la vendita degli squisiti formaggi che riusciva a produrre grazie alle sue mucche podaliche pazze.

Le mucche erano dette pazze perché in primavera si nutrivano dei narcisi fitusi, dei fiori che crescevano spontaneamente nei campi dei Paduli, molto belli a vedersi, a forma di campanelle gialle circondate da petali bianchi come il latte ma dall’odore insopportabile per chiunque provasse ad annusarli da vicino. Solo le mucche podaliche sembravano indifferenti al puzzo dei narcisi fitusi, però dopo averne fatto una gran scorpacciata cominciavano a saltare e scalciare su e giù per i prati come impazzite finchè non cadevano esauste. In realtà questo era l’unico effetto collaterale della loro alimentazione, a fronte del beneficio che i narcisi fitusi dava al loro latte: aveva un gusto particolarissimo, molto intenso e perfetto per produrre formaggi a lunga stagionatura, famosi e richiesti in tutto il Regno di Napoli.

Un bel giorno di primavera Ucciu colonu, un dipendente di massaru Paulu, mentre lavorava, pur di togliersi dai paraggi le tre pesti che lo stavano bersagliando coi loro dispetti già da un pezzo, raccontò loro che si diceva che chi sarebbe riuscito a mangiare 25 narcisi fitusi senza battere ciglio, sarebbe diventato l’uomo più forte del mondo e che ancora nessuno ci era riuscito. Ai ragazzi non sembrava vero di avere una nuova fantastica sfida in cui cimentarsi. Corsero via come saette, per la contentezza di Ucciu colonu, verso il più vicino campo di narcisi fitusi e, vinta la resistenza olfattiva grazie all’indomabile spirito competitivo che c’era sempre tra i tre, cominciarono a strappare i fiori e a mandarli giù in un sol boccone, senza nemmeno provare a masticare e col naso turato.

Il primo ad arrivare a contarne 25 fu Pippi ma anche i suoi fratelli poco dopo cominciarono a vantarsi di avercela fatta. Non restava che attendere l’avverarsi della trasformazione per poi sfidarsi nuovamente per stabilire chi dei tre fosse diventato veramente il più forte del mondo. Mentre attendevano ansiosi, si presero per mano per darsi coraggio, come facevano tutte le volte che una nuova avventura li intimoriva ma davanti alla quale non volevano arretrare. Dopo alcuni minuti di silenzio e di scambi di sguardi, Pippi cominciò ad avere il singhiozzo, sempre più forte, e così di seguito anche Cici e Toni, poi, sempre mano nella mano in circolo, incapaci di controllarsi, iniziarono un folle girotondo saltellante che attirò l’attenzione delle mucche, dei contadini e di tutte le creature dei Paduli che incontravano nel loro caotico zompettare, finchè non caddero all’interno della neviera del barone.

La neviera è una specie di grotta scavata dall’uomo nella roccia che nell’antichità serviva a conservare la neve, compattata come ghiaccio, che veniva portata coi carri sino nei Paduli anche da montagne molto lontane, allo scopo di mantenere freschi i cibi più sensibili al caldo, un po’ quello che fanno oggi i frigoriferi.

I tre ragazzi, caduti proprio dentro un bel cumulo di neve, lì rimasero svenuti finchè massaru Paulu, avvisato da alcuni contadini del loro folle girotondo, non li trovò. Cici, Pippi e Toni si risvegliarono nei loro letti in preda ad un tremendo attacco di polmonite. Dopo una settimana si ristabilirono ma, da allora, la voglia di fare scherzi ed esperimenti senza freni li abbandonò del tutto. Cici cominciò a studiare e poi a scrivere libri importanti sull’arte dell’allevamento della mucca podalica pazza, Pippi si dedicò all’arte casearia diventando presto più abile del padre e Toni si mostrò sin da giovanissimo un ottimo inventore di sistemi di trasporto e conservazione sempre più raffinati per i formaggi di famiglia. E Ucciu colonu divenne il consigliere dell’azienda più rispettato!

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