Le cicale si sono ammutolite

C’è stato un tempo in cui le cose andavano come dovevano  andare, non voglio dire senza dolori o sofferenza, forse ce n’era addirittura di più, ma era un tempo più giusto…che almeno la sofferenza  era uguale per tutti.

Un tempo quando il cielo e l’acqua erano i padroni  e gli uomini non pensavano neppure di poter fiatare, per rispetto o per  paura giacché c’era gente più prestante, come l’orco e il gigante: meno  male e per fortuna che erano posati e macilenti come la vacca, cosa che spesso capita a chi supera la misura di più di una taglia.

Sia come sia, quel tempo è finito, l’acqua ha litigato col  mondo in superficie e si è ritirata sotto terra. Il tempo degli uomini era arrivato e, dopo che questi si resero conto di poter fiatare, finirono i  giorni anche per gli orchi e i giganti. Ma quando ti manca il senso della misura come ai maiali, rischi di mangiare, mangiare e scoppiare.
Se cammini nei Padùli lo capisci cosa sto dicendo: il sole  brucia, grida forte la cicala, la terra è bianca e rossa e l’aria si squaglia e  deforma ogni cosa, il tempo scorre piano e tu lo sai che ti stanno  osservando, il tempo scorre lento e tu lo sai che tutto è vivo e sente, le cicale si sono ammutolite e il tempo si è fermato, finalmente sei  arrivato e a chi ti chiede se hai contato gli alberi di olive, rispondi: “Sì, uno solo.”
Chi ha cercato di girargli attorno è partito oggi e tornato  l’indomani del mese di ma , i rami si arrampicavano talmente alti in cielo che da lassù le nuvole sembravano come tanti fichi stesi a seccare  sul cannicciato, e le radici erano talmente profonde che arrivavano in bocca a Belzebù

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